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segunda-feira, 24 de novembro de 2014

Papa Bergoglio non salverà Marco Pannella ed Eugenio Scalfari , articolo di Antonio Socci




(pubblicato dal quotidiano Libero, domenica 17 novembre 2014)

Insieme a Fausto Bertinotti e a Eugenio Scalfari è Marco Pannella il più elettrizzato fan di papa Bergoglio («viva il Papa!», «noi radicali lo amiamo molto», «vorrei diventare un cittadino del Vaticano»).
Una «stupefacente» conversione all’«oppio dei popoli», la religione, come ultimo approdo consigliabile in vecchiaia, perché -non si sa mai- di là si potrebbe anche trovare la sorpresa di Dio?
No. Non c’è traccia di ritorno alla Chiesa cattolica, né di pentimento, né di cambiamento di vita, in questo colpo di fulmine che ha investito il leader di Rifondazione comunista e i due simboli dell’anticlericalismo, del laicismo e della scristianizzazione dell’Italia.
Anzi. C’è l’esatto contrario. C’è -da parte loro- la sensazione di un trionfo inaudito della cultura radicale e laicista -dopo la società italiana- addirittura nella Chiesa. E da parte di Bertinotti c’è l’entusiasmo per un papa che si pone come nuovo leader rivoluzionario e noglobal del mondo.
Ma è proprio così? Non sarà che Scalfari e Pannella sono semplicemente gratificati dalle telefonate e dai colloqui, visto il loro Ego da sempre arroventato? E Bertinotti non avrà equivocato l’invito alla «lotta» fatto da Bergoglio al Leoncavallo e compagni?
Ricordo che di intellettuali, giornalisti o politici rimasti folgorati dai papi ce ne sono stati molti anche in precedenza. In particolare per il carismatico Giovanni Paolo II e per il sapiente Benedetto XVI.
In quei casi però si trattava di veri e propri ritorni alla fede cattolica o di «conversioni» culturali che inducevano ad aderire almeno all’insegnamento culturale ed etico della Chiesa.
LA FEDE NON C’ENTRA
Invece, ha spiegato Sandro Magister, la popolarità di Francesco «non provoca ondate di convertiti. Anzi, con lui c’è un certo compiacimento nella cultura estranea o ostile al cristianesimo».
In che senso? «Nel vedere che il capo della Chiesa si sposta verso le loro posizioni, che sembra di comprendere e persino accettare». Quindi l’esultanza dei vari Scalfari, Pannella e Bertinotti non è quella di chi ha ritrovato la fede, ma di chi ritiene di aver «conquistato» perfino il Vaticano.
Eppure, si dirà, Bergoglio ieri ha parlato ai medici cattolici contro l’aborto e l’eutanasia. Dunque come può essere acclamato dai Pannella e dagli Scalfari? Non è la prova che han preso un abbaglio?
In realtà il discorso di ieri non raffredderà affatto il loro entusiasmo bergogliano. Anzitutto perché gli interventi di Francesco su questi temi sono molto rari, mentre erano frequenti nei suoi predecessori in quanto volevano suonare l’allarme per un’umanità che -secondo la Chiesa- è in piena «emergenza umana», avendo smarrito (come ripeteva Madre Teresa di Calcutta) perfino l’abc dell’umanità.
Bergoglio ha subito avvertito che non aderiva alla battaglia sui «principi non negoziabili» (la sua è stata una rottura pesante nel magistero) e ha giudicato addirittura «ossessionata» questa scelta del magistero precedente.
Ma per quale motivo i discorsi di papa Bergoglio sembrano così contraddittori fra di loro?
IL RITRATTO
Nell’autunno del 2013 una nota intellettuale cattolica sudamericana, docente universitaria, Lucrecia Rego de Planas, che conosce bene Bergoglio e ha collaborato con lui, fece un ritratto dell’uomo dove fra l’altro scriveva: «(Bergoglio) ama essere amato da tutti e piacere a tutti. In tal senso potrebbe un giorno fare un discorso in tv contro l’aborto e il giorno dopo, nello stesso show televisivo, benedire le femministe pro-aborto in Plaza de Mayo; potrebbe fare un discorso meraviglioso contro i massoni e, ore dopo, mangiare e brindare con loro al Rotary Club… questo è il Card. Bergoglio che ho conosciuto da vicino. Un giorno intento a chiacchierare animatamente con il vescovo Duarte Aguer sulla difesa della vita e della liturgia e lo stesso giorno, a cena, a chiacchierare sempre animatamente con Mons. Ysern e Mons. Rosa Chávez sulle comunità di base e i terribili ostacoli che rappresentano ’gli insegnamenti dogmatici’ della Chiesa. Un giorno amico del Card. Cipriani e del Card. Rodríguez Maradiaga a parlare di etica aziendale e contro le ideologie del New Age e poco dopo amico di Casaldáliga e Boff a parlare di lotta di classe e della ’ricchezza’ che le tecniche orientali potrebbero donare alla Chiesa».
Dunque un vuoto di pensiero teologico e filosofico? Una sorta di peronismo pastorale che contiene tutto e il suo opposto? Il suo retroterra culturale è davvero misero (lui stesso lo chiama «pensiero incompleto»), ma la strategia pastorale c’è ed è molto evidente.
STRATEGIA PASTORALE
L’incoerenza dei contenuti è una scelta politica che serve a perseguire uno scopo preciso. I fans lo acclamano: finalmente questo è un papa moderno e laico. In effetti la bussola strategica di questo pontificato sembra la «desacralizzazione».
È questo che spiega -oltre all’abbandono dei «principi non negoziabili»- tante piccole e grandi scelte, apparentemente senza nesso logico fra loro. Fin dalla prima apparizione sulla loggia di San Pietro, la sera del 13 marzo 2013, quando rifiutò la stola sacerdotale e la mozzetta rossa (simbolo del martirio di Pietro e della giurisdizione) definendole «carnevalate».
Subito i media elogiarono la «desacralizzazione» del papato colta anche in altri segnali, come il «buonasera» anziché «sia lodato Gesù Cristo» e l’essersi definito quattro volte «vescovo di Roma» e mai papa.
Una desacralizzazione del papato (mentre iniziava la mitizzazione dell’uomo Bergoglio) proseguita poi con altre scelte piccole (come il rifiuto dell’appartamento pontificio) e più gravide di conseguenza (sebbene ambigue), come la frase «chi sono io per giudicare?», la condanna del proselitismo cattolico e della cosiddetta «ingerenza spirituale» (cioè dell’influenza cristiana nel mondo).
E il Sinodo non è una clamorosa desacralizzazione della famiglia? E il non genuflettersi dinanzi al Tabernacolo o durante la consacrazione? E l’ammissione di tutti all’eucarestia già praticata a Buenos Aires?
E dire che per i cristiani non c’è nessuna «verità assoluta»? E le affermazioni sul Bene e sul Male come opinioni soggettive fatte a Scalfari non «relativizzano» forse l’oggettività della morale? E annunciare che «non esiste un Dio cattolico» non è un relativizzare la fede? E il discorso di Caserta?
E insinuare -come ha fatto nell’omelia del 20 dicembre 2013- che la Madonna sotto la Croce «forse aveva voglia di dire: sono stata ingannata» perché le promesse messianiche le apparivano «bugie»?
Non è una desacralizzazione della figura della Madre di Dio? La dottrina cattolica ha sempre affermato che -come si legge nel Catechismo- «la sua fede non ha mai vacillato, Maria non ha cessato di credere ’nell’adempimento’ della parola di Dio. Ecco perché la Chiesa venera in Maria la più pura realizzazione della fede».
Si potrebbe continuare con le battute sarcastiche (e a volte sprezzanti) sui cristiani, su chi prega il rosario, sui preti in talare, sulle suore che digiunano. Con la prospettiva di desacralizzazione della liturgia e della vita claustrale.
I LUOGHI
E poi i luoghi: l’Imam chiamato a pregare in Vaticano (dove ha invocato Allah per la vittoria sui miscredenti), la Cappella Sistina concessa alla Porsche per un evento aziendale, il Leoncavallo (e altre gruppi marxisti) ricevuti e arringati dal Papa il 28 ottobre scorso (torneranno), Patty Smith chiamata al concerto di Natale in Vaticano. Manca solo Vladimir Luxuria a Tv2000 (rimandato). A quando una partita di basket in San Pietro?
C’è invece con Bergoglio una sacralizzazione dei temi sociali, tipici della sinistra.
È per questo che la Chiesa sudamericana da decenni è allo sbando, è la più in crisi del Pianeta: gli ultimi dati, appena diffusi, del «Pew Research Center», confermano questo crollo verticale dell’appartenenza alla Chiesa cattolica in America latina.
Ora quella ricetta fallimentare viene applicata a tutta la Chiesa. E presto vedremo le stesse rovine. Effetto Bergoglio.