ABADIA DE FONTGOMBAULT





  

Arquivo do blog

Artigos Junho 2007



    terça-feira, 11 de agosto de 2009

    San Leopoldo Madic: "È il Signore che opera"

    «... nel confessionale, non dobbiamo fare sfoggio di cultura, né dobbiamo dilungarci in spiegazioni, altrimenti roviniamo quello che il Signore va operando». Così raccomandava padre Leopoldo Mandic, il confessore della misericordia di Dio

    di Stefania Falasca

    Una delle ultime foto di padre Leopoldo Mandic
    Confessarsi da lui era cosa breve. Anzi brevissima. Non si dilungava mai in parole, spiegazioni, discorsi. Aveva imparato dal Catechismo di san Pio X che la brevità è una delle caratteristiche di una buona confessione. Eppure il suo confessionale è stato per più di quarant'anni una specie di porto di mare per le anime. Tanti erano quelli che andavano, che assiduamente lo frequentavano. Padre Leopoldo era sempre lì, dodici, tredici, quindici ore al giorno. Confessava e assolveva oves et boves, cioè tutti. E di quella sua amabile delicatezza, di quell’umiltà semplicissima, fiduciosa nell’infinita misericordia di Dio e nell'azione della grazia che opera attraverso i sacramenti, sono testimoni quanti lo conobbero. La sua celletta confessionale è rimasta com’era, lì dove tuttora si trova, accanto alla chiesa di Santa Croce, nel convento dei frati Cappuccini a Padova. Una piccola stanza con tutte le poche cose che hanno fatto la sua vita: un inginocchiatoio, un crocifisso, un’immagine della Madonna, la stola, la sedia. Neanche la furia dei bombardamenti, che nel maggio del 1944 rasero al suolo la chiesa e il convento, è riuscita a demolirla. Da tanta distruzione solo quel confessionale rimase miracolosamente illeso. Due anni prima della sua morte, avvenuta il 30 luglio 1942, padre Leopoldo, confidandosi con un amico, aveva predetto i bombardamenti che avrebbero colpito Padova. «E questo convento?», chiese quel signore; «padre, anche questo convento sarà colpito?». «Purtroppo, anche il nostro convento sarà duramente colpito» rispose con un filo di voce padre Leopoldo. «... Ma questa celletta no, questa no. Qui il Padrone Iddio ha usato tanta misericordia alle anime... deve restare a monumento della Sua bontà».
    Leopoldo Mandic è stato proclamato santo il 16 ottobre 1983. Elevato vox populi agli onori degli altari. Dalla morte alla canonizzazione sono trascorsi solo quarantun anni: una delle canonizzazioni più rapide del nostro secolo.

    Di nobile stirpe bosniaca
    Nato nel 1866 in Dalmazia, a Castelnuovo di Cattaro, Adeodato Mandic era di nobile stirpe bosniaca. Prese nome di fra Leopoldo entrando nel seminario dei frati Cappuccini a Bassano del Grappa. A ventiquattro anni è ordinato sacerdote e da questo momento in poi, prima a Venezia, poi a Bassano, Thiene e dal 1909 stabilmente a Padova, non fa altro che attendere al sacramento della penitenza. Per i suoi superiori non poteva fare altro: statura un metro e trentotto, costituzione debolissima, stentato e un po’ goffo nel camminare... Fisicamente era un nulla e per di più anche impacciato nella lingua poiché aveva lo “sdrùcciolo”, cioè mangiava le parole, e questo difetto si sentiva soprattutto quando pregava o doveva ripetere le formule a memoria, tanto che in pubblico non poteva dire neanche un «oremus». Cosa non da poco in un ordine di predicatori qual è quello dei Cappuccini! «Tante volte» ricordò al processo un suo confratello «si meravigliava egli stesso che professori universitari, uomini importanti, persone molto qualificate venissero proprio da lui, “povero frate”; e tutto egli, con grande umiltà, attribuiva alla grazia del Signore che per mezzo suo, “meschino ministro pieno di difetti”, si degnava di fare del bene alle anime». Tutti quelli che lo hanno conosciuto ricordano questa sua umiltà sincera, piena di riconoscenza e gratitudine. A Padova, a tarda sera di un giorno di Pasqua, un giovane sacerdote incontrò padre Leopoldo che quasi non si teneva in piedi dalla stanchezza per le tante ore passate in confessionale. Con tono di filiale compassione gli disse: «Padre, quanto sarà stanco...»; «e quanto contento...», riprese lui con dolcezza. «Ringraziamo il Signore e domandiamogli perdono, perché si è degnato di permettere che la nostra miseria venisse a contatto con i tesori della sua grazia».
    Davanti alla porticina del suo confessionale ogni giorno un folto gruppo di persone di tutte le classi sociali era lì ad attenderlo. Analfabeti e rozzi contadini, professionisti, sacerdoti e religiosi, magnati dell’industria e professori, tutti aspettavano in silenzio il loro turno e tutti padre Leopoldo accoglieva sempre con la stessa premura, la stessa delicata discrezione, specialmente chi si riavvicinava alla confessione dopo tanto tempo. «Eccomi, entri pure, s’accomodi... l’aspettavo sa... » si sentì dire un signore di Padova che da molti anni non si accostava ai sacramenti. E tanto era impacciato e confuso che, entrato nel confessionale, invece di mettersi in ginocchio andò a sedersi sulla sedia del prete; padre Leopoldo non disse niente, si mise lui in ginocchio al posto del penitente e ascoltò così la sua confessione. Ed era, la sua, una delicatezza attenta a non umiliare inutilmente, comprensiva della fragilità umana: «Non abbia riguardo, veda, anch’io, benché frate e sacerdote, sono tanto misero» disse a un altro. «Se il Padrone Iddio non mi tenesse per la briglia farei peggio degli altri ... Non abbia nessun timore». E a quel tale che aveva grosse colpe da confessare e a cui costava molto vuotare il sacco, dire certe miserie: «Siamo tutti poveri peccatori: Dio abbia pietà di noi...». Glielo diceva con un tono tale che quell'uomo si sentì immediatamente incoraggiato ad accusarsi con sincerità. Spesso ripeteva ai penitenti: «La misericordia di Dio è superiore a ogni aspettativa», «Dio preferisce il difetto che porta all'umiliazione piuttosto che la correttezza orgogliosa».

    La chiesa e il convento dei Cappuccini a Padova, fotografati prima della loro distruzione nel bombardamento aereo del 14 maggio 1944
    «Non roviniamo con le nostre spiegazioni ciò che il Signore opera»
    Credendo fermamente nell'efficacia della grazia che il Signore stesso comunica attraverso i sacramenti, padre Leopoldo su di un punto solo fu costantemente irremovibile: la brevità della confessione. Delle volte, è vero, nei giorni di scarso concorso, si intratteneva con una persona magari mezz’ora, o perché s’interessava dei suoi studi o del suo ufficio o per intrattenersi con quei chierici o quelle anime che lo chiedevano come guida spirituale. Ma la confessione, come tale, era sempre breve. E i penitenti testimoniano questa sua brevità e semplicità di parole. Scrive un monsignore di Padova: «La confessione con il padre Leopoldo era ordinariamente brevissima. Egli ascoltava, perdonava, non molte parole, spesso anche in dialetto quando si rivolgeva a persone non istruite, qualche motto, uno sguardo al crocifisso, talvolta un sospiro. Sapeva che in via ordinaria le confessioni lunghe sono a scapito del dolore, e sono, il più delle volte, accontentamento di amor proprio, pertanto sulla modalità della confessione si atteneva a quanto indicato nel catechismo della dottrina cristiana». In una lettera indirizzata a un sacerdote, padre Leopoldo scrive: «Mi perdoni padre, mi perdoni se mi permetto... ma vede, noi, nel confessionale, non dobbiamo fare sfoggio di cultura, non dobbiamo parlare di cose superiori alla capacità delle singole anime, né dobbiamo dilungarci in spiegazioni, altrimenti, con la nostra imprudenza, roviniamo quello che il Signore va in esse operando. È Dio, Dio solo che opera nelle anime! Noi dobbiamo scomparire, limitarci ad aiutare questo divino intervento nelle misteriose vie della loro salvezza e santificazione».
    Sempre esortava i suoi penitenti ad avere fede, a pregare, ad accostarsi frequentemente ai sacramenti. Ma il piccolo frate, nelle penitenze, inutile dirlo, era magnanimo e diceva a chi gli obiettava di darle facili: «Oh è vero... e bisogna che dopo soddisfi io... ma è sempre meglio il purgatorio che l’inferno. Se chi viene da noi a confessarsi, col dargli poca penitenza deve poi andare in purgatorio, dandogliela grave non c’è pericolo che si disgusti e vada a finire all'inferno?». E così ordinariamente dava tre Ave Maria e tre Gloria Patri. Poco dava ai laici lontani dalla vita della Chiesa e poco dava anche alle anime che per loro vocazione hanno tante preghiere da dire ogni giorno. Un sacerdote un giorno gli chiese se non fosse il caso di assecondare il desiderio di una brava figliola di portare addosso qualche strumento di penitenza. Il buon padre subito rispose che non era affatto un desiderio da assecondare. «Ma scusi, padre, lei non la conosce: non è un’anima qualunque, è un'anima d'oro, seria...». E padre Leopoldo rimaneva ancora più deciso nel rifiuto. E l’altro insisteva. Allora il prudente confessore fece questa domanda: «Mi permetta, mi permetta: lei porta il cilicio?». «No!». «E allora? Caro padre, abituiamo i penitenti a ubbidire ai comandamenti di Dio e al loro dovere. Ce n’è abbastanza, ce n’è abbastanza! E i grilli via!».
    Magnanimo, padre Leopoldo, lo era anche nell’assoluzione: non la negava davvero a nessuno. E di quelle rarissime volte che l’ebbe fatto si pentì sempre. Alcuni giorni prima di morire un sacerdote gli chiese: «Padre, c’è stata qualche cosa che vi ha procurato tanto dispiacere?». Egli rispose: «Oh! Sì... purtroppo sì. Quando ero giovane, nei primi anni di sacerdozio, ho negato tre o quattro volte l’assoluzione».

    L'esterno della celletta-confessionale di padre Leopoldo, rimasta indenne dopo il bombardamento che distrusse la chiesa dei Cappuccini a Padova nel 1944
    «Che riposino... lo farò io per loro»
    Tutti lo conoscevano per la sua bontà: el padre Leopoldo, o benedeto! Queo sì ch’el xe bon! L’è un santo diceva la gente. Tanto che quando nel 1923 i superiori lo trasferirono a Fiume, per i padovani fu lutto cittadino. Ma tanto fecero, tanto insistettero che i superiori dovettero ritornare sulle decisioni prese e rimandarlo dopo breve tempo a Padova. Anche i giovani chierici gli volevano bene. Nel 1910, l’anno seguente al suo arrivo a Padova, padre Leopoldo fu infatti nominato direttore dei chierici del seminario maggiore dei Cappuccini. Incarico dal quale fu poi presto esonerato. Racconta un suo confratello: «Per i seminaristi nutriva un grande affetto e si mostrava assai paterno con loro e li incoraggiava sempre sollecitandoli nella speranza. La nostra regola era molto austera. All’una di notte ci si alzava per la recita del mattutino e d'inverno, col freddo rigido, costava assai... E lui pensava a quei giovani poverini... Più di una volta ricordo che padre Leopoldo andava dal padre superiore perché anticipasse la recita del mattutino alla sera: “Superiore, guardi che stanotte farà freddo...”. “Ma padre, la temperatura non è scesa sotto lo zero”. “Oh, ma questa notte lo farà...”. “Lasciamoli dormire”, diceva al superiore, “che riposino... lo farò io per loro”. E si curava che stessero in salute, che mangiassero bene, che non fossero ripresi dai superiori per qualche manchevolezza durante il pranzo, com’era costume fare». Scrive l'allora superiore generale dei Cappuccini: «Sapendo egli quanto bene gli volevo, aveva in me grande confidenza e spesso mi diceva: “Padre provinciale, se mi permette, veda di non gravare la coscienza dei frati, soprattutto dei giovani frati, con prescrizioni che non siano proprio necessarie, perché, vede, poi bisogna osservarle le prescrizioni dei superiori. Se non sono proprio necessarie sono un laccio per i deboli... Mi perdoni sa, mi perdoni...”».
    Di quanta misericordia, di quanto amore fosse capace il cuore del piccolo frate, anche per coloro che non lo meritavano, lo dice questa dolorosa circostanza che riguarda un chierico espulso bruscamente dal convento per aver compiuto deliberatamente atti gravissimi. A raccontarla è un sacerdote: «Portatomi in convento, incontrai padre Leopoldo che era appena uscito dall'ospedale. Mi chiamò nel suo confessionale e mi scongiurò, in nome di Dio, di accogliere quel “poveretto” e di pregare il superiore della casa di trattarlo bene per salvare in lui almeno la fede. Piangendo mi disse più volte: “Si salvi la fede, si salvi la fede!”. Poi, inceppandosi ogni tanto per l’emozione, continuò: “Dica, dica a quel poveretto che io pregherò per lui. Gli dica che domani nella santa messa mi ricorderò di lui, anzi... anzi gli dirà che la celebrerò tutta proprio per lui e lo benedirò sempre. Gli dirà che padre Leopoldo gli vuol sempre bene!...”. Rimasi commosso anch’io al sentire un cuore così ripieno di evangelica carità. Solo le madri trovano espressioni così accorate quando un figlio degenere si allontana da loro». Ma a qualcuno intanto, questa bontà senza misura, cominciò a sembrare eccessiva accondiscendenza, e iniziò a storcere il naso.

    Padre Leopoldo nella sua celletta-confessionale
    «Paron benedeto, questo cattivo esempio me l’avete dato voi»
    Cominciarono così le critiche per la larghezza con cui trattava i penitenti, anche i più recidivi nella colpa, per la generosità del perdono. Lo rimproveravano di essere troppo sbrigativo contentandosi persino di sommaria accusa, tanto da tacciarlo di lassismo di principi morali. Ai chierici venne perciò sconsigliato apertamente di confessarsi da lui. Le critiche giunsero all’orecchio del piccolo frate e un giorno un sacerdote gli disse: «Padre, ma lei è troppo buono... ne renderà conto al Signore!... Non teme che Iddio le chieda ragione di eccessiva larghezza?». E padre Leopoldo indicando il crocifisso: «Ci ha dato l’esempio Lui! Non siamo stati noi a morire per le anime, ma ha sparso Lui il Suo sangue divino. Dobbiamo quindi trattare le anime come ci ha insegnato Lui col Suo esempio. Perché dovremmo noi umiliare maggiormente le anime che vengono a prostrarsi ai nostri piedi? Non sono già abbastanza umiliate? Ha forse Gesù umiliato il pubblicano, l’adultera, la Maddalena?». E allargando le braccia aggiunse: «E se il Signore mi rimproverasse di troppa larghezza potrei dirgli: “Paron benedeto, questo cattivo esempio me l’avete dato voi, morendo sulla croce per le anime, mosso dalla vostra divina carità”».
    «Mi dicono che sono troppo buono» scrive a un sacerdote suo amico «ma se qualcuno viene a inginocchiarsi davanti a me, non è questa sufficiente prova che vuole avere il perdono di Dio?».
    Le critiche furono ben presto spazzate via. L’allora canonico teologo di Padova monsignor Guido Bellincini inviò subito una lettera al convento di padre Leopoldo: «Grande larghezza di cuore la vostra, carissimo padre, che non è lassitudine di principi morali, ma comprensione dell’umana fragilità e fiducia negli inesauribili tesori della grazia: che non è acquiescenza o indifferenza alle colpe, ma longanimità concessa al peccatore, perché non disperi delle sue possibilità di ricupero e si rassodi nei buoni propositi. Ringraziamo Iddio che fa le cose giuste: ha voluto che fosse confessore e giudice un semplice uomo e non un Angelo del cielo. Guai a noi se il confessore fosse un Angelo: quanto sarebbe rigoroso e terribile! L’uomo invece capisce l'uomo, e i sacramenti sono per gli uomini!».
    Nel maggio del ’35 padre Leopoldo festeggia il suo cinquantesimo anno di vita religiosa. Inutile dire quante le manifestazioni di affetto ricevute in quel giorno. Mai si pensava di esser trattato così, lui che era la discrezione in persona. Honor sequitur fugientes! Mai infatti, né in vita né dopo la morte, la diffusa fama di santità suscitò attorno alla sua figura chiassosa pubblicità o fanatismo. E i doni straordinari e le grandi opere che per suo mezzo il Signore si è degnato di compiere, accadevano nel silenzio, senza che quasi nessuno se ne accorgesse. Tanto che molti dei suoi stessi confratelli, come testimoniarono al processo, se ne accorsero solo dopo la morte: «Io stesso non avrei mai creduto, perché durante la sua vita non mi risultava nulla di straordinario. Padre Leopoldo appariva un frate esemplare, ma nulla di più».
    Per quel «nulla di più» quanti ottennero da lui, anche quando era in vita, grazie e miracoli, quanti “pesci grossi” il pentimento fino al dono delle lacrime, quanti innominati entrarono per quella porticina del suo confessionale... Quanti ricorderanno per tutta la vita quell’abbraccio, quello sguardo... E lui tutti affidava a Maria, colei a cui tutto è stato perdonato in anticipo. Quante ore della notte passò pregando per quelle anime? Quante volte il padre guardiano lo aveva trovato prima dell’alba in ginocchio per terra, nella penombra della cappella davanti alla statua della Madonna? Per lei aveva gesti di tenerezza infantile e la baciava e l’implorava con le lacrime agli occhi, come un bambino.
    Negli ultimi tempi, malato di cancro all’esofago, le preghiere alla sua «cara Parona celeste» sono ancora più piene di commovente tenerezza: «Ho estremo bisogno» scrive a un amico «che Lei, la mia dolcissima Madre celeste, si degni di avere pietà di me. Il Suo cuore di madre si degni di guardare a questo povero me; si degni di avere pietà di me». E ai suoi confidenti chiedeva che la pregassero perché la sofferenza provocata dal male non fosse d’impedimento per attendere alle confessioni: «E La supplichi», chiedeva «supplichi il Suo cuore di madre ch’io possa servire umilmente Cristo Signore secondo la natura del mio ministero fino alla fine... Tutto, tutto per la salvezza delle anime... Tutto a gloria di Dio!».
    All’alba di quel 30 luglio volle celebrare la messa ma per la debolezza venne riportato a letto. Sentendo venir meno le sue forze chiese ai suoi confratelli di intonare il Salve Regina. Ai versi finali si sollevò con gli occhi pieni di lacrime... Dulcis Virgo Maria, oh dolce Vergine Maria. Fu questo l’ultimo suo respiro. La sera prima aveva confessato cinquanta persone! L’ultima a mezzanotte.

    fonte:30giorni

    Livros católicos

    Ebook cattolici

    Bibbia, Vangeli, Catechismo della Chiesa Cattolica, Storia della Chiesa

    Dizionari

    Preghiera

    Classici Cristiani

    • L'imitazione di Cristo di Tommaso da KempisEPUB MOBI HTML
    • L'imitazione di Maria di Edoardo CiccodicolaEPUB MOBI HTML
    • Trattato della vera devozione a Maria di San Luigi Maria Grignion de MontfortEPUB MOBI HTML
    • Il segreto ammirabile del Santo Rosario di San Luigi Maria Grignion de MontfortEPUB MOBI HTML
    • Il grande segreto per diventare santi di San Luigi Maria Grignion de MontfortEPUB MOBI HTML
    • Le Glorie di Maria di Sant'Alfonso Maria de LiguoriEPUB MOBI HTML
    • Del Gran mezzo della preghiera di Sant'Alfonso Maria de LiguoriEPUB MOBI HTML
    • La necessità della preghiera di Sant'Alfonso Maria de LiguoriEPUB MOBI HTML
    • I racconti di un pellegrino russoEPUB MOBI HTML
    • Filotea di San Giovanni di SalesEPUB MOBI HTML
    • I fioretti di San FrancescoEPUB MOBI HTML
    • Storia di un anima di Santa Teresa di LisieuxEPUB MOBI HTML
    • Esercizi Spirituali di Sant'IgnazioEPUB MOBI HTML
    • Trattato della vita spirituale di San Vincenzo FerreriEPUB MOBI HTML
    • Il castello interiore di Santa Teresa d'AvilaEPUB MOBI HTML
    • La nuvoletta del Carmelo di San Giovanni BoscoEPUB MOBI HTML
    • Maria Ausiliatrice col racconto di alcune grazie di San Giovanni BoscoEPUB MOBI HTML
    • Maraviglie della Madre di Dio di San Giovanni BoscoEPUB MOBI HTML
    • Specchio (o salutazione) della Beata Vergine Maria di Corrado da SassoniaEPUB MOBI HTML
    • E' Gesù che passa di San Josemaría Escrivá de BalaguerEPUB MOBI HTML
    • Opera Omnia - San Francesco d'AssisiEPUB MOBI HTML
    • Opera Omnia - Santa Chiara d'AssisiEPUB MOBI HTML
    • Meditazioni della Beata Madre Teresa di CalcuttaEPUB MOBI HTML
    • Madre Mia quanto sei bellaEPUB MOBI HTML
    • Con Maria la vita è bellaEPUB MOBI HTML
    • Con Maria verso GesùEPUB MOBI HTML
    • Il mio ideale Gesù figlio di Maria di p. Emilio NeubertEPUB MOBI HTML
    • L'anticristo di Vladimir Sergeevic SolovievEPUB MOBI HTML
    • Salita del Monte Carmelo di San Giovanni della CroceEPUB MOBI HTML
    • Maria e la sua armataEPUB MOBI HTML

    Biografie di santi, Visioni, Profezie, Rivelazioni

    • La Misericordia Divina nella mia anima - Diario di Santa suor Faustina KowalskaEPUB MOBI HTML
    • L'Araldo del Divino Amore di Santa Gertrude di HelftaEPUB MOBI HTML
    • La vita di Maria della Beata Anna Caterina EmmerickEPUB MOBI HTML
    • La Passione di Nostro Signore della Beata Anna Caterina EmmerickEPUB MOBI HTML
    • Le visioni della Beata Anna Caterina EmmerickEPUB MOBI HTML
    • La Mistica Città di Dio di Suor Maria d'AgredaEPUB MOBI HTML
    • I sogni di San Giovanni BoscoEPUB MOBI HTML
    • Vita di Santa Margherita Maria Alacoque (scritta da lei stessa)EPUB MOBI HTML
    • I primi nove venerdì del mese - la grande promessaEPUB MOBI HTML
    • Diario di Santa Gemma GalganiEPUB MOBI HTML
    • Il diario della Beata Elisabetta Canori MoraEPUB MOBI HTML
    • Il diario mistico di Camilla BraviEPUB MOBI HTML
    • Diario di Louise Marguerite Claret De La ToucheEPUB MOBI HTML
    • Il libro della Grazia speciale - Rivelazioni di Santa Metilde di HackebornEPUB MOBI HTML
    • Le Rivelazioni di Santa Brigida di SveziaEPUB MOBI HTML
    • Amore per amore: diario di Suor Maria Costanza del Sacro CostatoEPUB MOBI HTML
    • Beata Marietta RubattoEPUB MOBI HTML
    • Beato Bartolo LongoEPUB MOBI HTML
    • Colui che parla dal fuoco - Suor Josefa MenendezEPUB MOBI HTML
    • Così lontani, così vicini - Gli angeli nella vita di Santa Gemma GalganiEPUB MOBI HTML
    • Cristo Gesù nella Beata Alexandrina da BalasarEPUB MOBI HTML
    • Il mistero del Sangue di Cristo - Suor Maria Antonietta PrevedelloEPUB MOBI HTML
    • Santa Gertrude Di Helfta di don Giuseppe TomaselliEPUB MOBI HTML
    • Vita della Serva di Dio Edvige CarboniEPUB MOBI HTML
    • Diario di Edvige CarboniEPUB MOBI HTML
    • Rimanete nel mio amore - Suor Benigna Consolata FerreroEPUB MOBI HTML
    • Il Sacro Cuore e il Sacerdozio. Biografia di Madre Luisa Margherita Claret de la ToucheEPUB MOBI HTML
    • Figlia del dolore Madre di amore - Alexandrina Maria da CostaEPUB MOBI HTML
    • Il piccolo nulla - Vita della Beata Maria di Gesu CrocifissoEPUB MOBI HTML
    • Beata Anna Schaffer: Il misterioso quaderno dei sogniEPUB MOBI HTML
    • Beata Chiara bosattaEPUB MOBI HTML
    • Beata Maria Candida dell'EucaristiaEPUB MOBI HTML
    • Fratel Ettore BoschiniEPUB MOBI HTML
    • Il cuore di Gesù al mondo di Suor Maria Consolata BetroneEPUB MOBI HTML
    • Madre Giuseppina BakhitaEPUB MOBI HTML
    • Beata Maria di Gesù Deluil-MartinyEPUB MOBI HTML
    • Serva di Dio Luigina SinapiEPUB MOBI HTML
    • Marie-Julie JahennyEPUB MOBI HTML
    • Marie Le ValleesEPUB MOBI HTML
    • I SS. Cuori di Gesù e di Maria. La salvezza del mondo, le loro apparizioni, promesse e richiesteEPUB MOBI HTML
    • La testimonianza di Gloria PoloEPUB MOBI HTML
    • Chiara Luce BadanoEPUB MOBI HTML
    • Madre Carolina VenturellaEPUB MOBI HTML
    • Madre SperanzaEPUB MOBI HTML

    Novissimi

    Patristica

    • Scritti dei primi cristiani (Didachè, Lettera a Diogneto, Papia di Gerapoli)EPUB MOBI HTML
    • I padri apostolici (S.Clemente Romano,S.Ignazio di Antiochia,Il Pastore d'Erma, S.Policarpo di Smirne)EPUB MOBI HTML
    • I padri della chiesa: Scritti di Sant'AgostinoEPUB MOBI HTML
    • I padri della chiesa: Sant'Agostino, la città di DioEPUB MOBI HTML
    • I padri della chiesa: Sant'Agostino, le confessioniEPUB MOBI HTML
    • I padri della chiesa: Clemente Alessandrino,Sant'Ambrogio, Sant'Anselmo, San Benedetto,San Cirillo di GerusalemmeEPUB MOBI HTML
    • I padri della chiesa: San Giustino, San Leone Magno, Origene, Cirillo d'Alessandria, San Basilio, Atenagora di Atene, Rufino di Aquileia,Guigo il CertosinoEPUB MOBI HTML
    • I padri della chiesa: San Giovanni CrisostomoEPUB MOBI HTML
    • I padri della chiesa: San Gregorio di NissaEPUB MOBI HTML
    • I padri della chiesa: Quinto Settimio Fiorente TertullianoEPUB MOBI HTML
    • I padri del deserto: Evagrio Pontico, Sant'Antonio AbateEPUB MOBI HTML
    • I padri esicasti : La preghiera del Cuore,Gregorio il sinaita,Niceforo il solitario, San Barsanufio e Giovanni, Pseudo MacarioEPUB MOBI HTML

    Sacramenti e vita cristiana

    Altri libri

    • La Divina Commedia (Inferno, Purgatorio, Paradiso) di Dante AlighieriEPUB MOBI HTML
    • La storia d'Italia di San Giovanni BoscoEPUB MOBI HTML
    • I testimoni di Geova di Don Vigilio Covi